● Nessuna Certezza ●        [Un blog che spesso subisce se stesso]      




{ lunedì, 02 novembre 2009 }

Dei lutti

Poi mi muore Alda Merini.
Mi muore perchè per me è un lutto reale. Reale come le visioni terribili di Libra, come l'odore delle corsie degli ospedali, come il bruciare delle castagne, come le voci degli isolati.
Muore Alda e al telegiornale viene annunciato dopo la notizia della maratona di New York.
Muore, e sembra morire perfino dopo la Blefari, per fare meno rumore. Lei che rumore l'ha fatto solo scrivendo. Rumore, sconquasso, luce, schiaffi.
Con le poesie della Merini, con i fiori di poesie che scriveva, le sassate che scagliava, io ci sono maturata. E adesso mi sento un po' più povera e credo che il mondo sia un po' più povero. Ma forse lo era anche prima, quando ignorava il suo disagio, la sua indigenza e lei sorrideva, scrollava le spalle, si accendeva una sigaretta e diceva "la poesia è un'incredibile occasione di vita".
La poesia si sconta vivendo, fino all'ultimo. Perchè ci è dato tanto soffrire, a tutti, ma c'è chi soffre e s'incattivisce con la vita, e c'è chi soffre e sublima la vita rivelandola in corolle di fiori di parole. Come Alda.



A tutte le Donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.

[ Alda Merini - 1931/2009 ]


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{ martedì, 27 ottobre 2009 }

Delle ardite metafore

Entro e guardo.
Guardare e scrivere quello che guardo è la cosa che mi riesce meglio. Scrivo di immagini anche quando parlo di sensazioni.
Metafore su metafore. Allegorie della vita, fuori e dentro di me.
E' che le parole, ultimamente, non sono mature. E ancora, i pensieri, forse perfino qualche speranza.
Le aspettative, quelle non le lascio nemmeno germogliare. Una volta le addentavo acerbe, amare, deludenti. Sputavo nel piatto il boccone e lacrimavo.
Adesso no.
Adesso aspetto, senza aspettative, di riconoscere il momento esatto in cui comprendo chiaramente se in mano ho i semi oppure i sassi.
Ancora di più; capisco se gli eventuali semi possono essere piantati in terra fertile o brulla.
Non sono mai stata un'amante delle imprese difficili e dispendiose di energie. Mi piace la naturalezza, ma questo autunno è innaturale, riottoso alla semina.
Perciò, in questi giorni senza semi mi piacerebbe raccontare della mia anima di sasso. Non tanto perchè insensibile, quanto perchè fedele a se stessa, riconoscibile nel tempo nonostante diversi smarrimenti di senso.
Perfino i sassi hanno il loro perchè. Esistono mosaici perfetti, bellissimi, in cui l'incastro tra gli elementi è perfetto.
Già, l'incastro.
La terra per il seme.
L'incastro per la pietra.

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{ venerdì, 16 ottobre 2009 }

Degli aggiornamenti vaghi

Saprei cosa scrivere.
Avrei da scrivere almeno cinquanta righe. Roba che non càpita da mai, praticamente.
Ho argomenti di scontento e qualche parola buona da riservare ad un paio di persone. Una confessione pungente, incastrata in gola come un bolo di spine.
Ho noia da vendere a carriolate, ore bolse, appuntamenti dal dentista ogni sacrosanto lunedì, il dermatologo che guarda compassionevole la mia pelle, la pianta di limoncello che langue e s'ammoscia per il freddo.
Pensieri, a frotte, che si dispiegano come una ragnatela e m'avviluppano e mi soffocano come una coperta troppo calda, di notte.
Il Giardiniere è diventato un Sommozzatore, per chi se lo chiedesse.
L'anta di vetro dell'armadio ha rischiato di travolgermi e uccidermi una volta divelte le cerniere.
La mappa delle mie volontà ha i contorni sfrangiati ed io mi sento una donna che ha all'erta sempre i sensi sbagliati.
Mi consolo raccontandomi che prima o poi questo stato di indeterminatezza passerà.
Che verranno giorni densi di storie da mettere nero su bianco. Di storie che sostituiranno questi elenchi impietosi di piccole cose di pessimo gusto.
E' tutto un frattempo costante.
Ed io, invece, vorrei tanto fare.

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{ martedì, 29 settembre 2009 }

Dei rimpianti

Perchè un rimpianto è di gran lunga peggiore di qualunque rimorso.




"Ecco perché sono su questo pianeta, in questo tempo [...]. Adesso lo so. Per molti più anni di quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall'orlo di un luogo immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te"

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{ mercoledì, 23 settembre 2009 }

Dell'insanità

Libra non è più qui.
Non è più nel mondo di coloro che pensano, ragionano, fanno progetti, si astengono, hanno aspirazioni.
Libra ha passato la soglia di quella che si chiama sanità mentale.
Non avrei mai creduto fosse possibile; la sua superficialità l'ha sempre tenuta lontana da ogni approfondimento, ogni questione rilevante della vita.
Figli, mariti, malattie, solidarietà, empatia, amicizia disinteressata.
Per lei tutto ruotava vorticosamente attorno al benessere materiale: una borsa griffata, la casa vicino Saint Tropez, un fidanzato che vestiva completi sartoriali su misura.
Sotto certi aspetti l'ho perfino invidiata, tempo addietro. Io, malmostosa, introspettiva, rompiballe. Lei, leggera, svampita, incosciente. Un sorriso per tutti.
E Libra adesso non è più qui.
Una volta rimasta sola ha dovuto guardarsi indietro -forse è per questo che io volgo sempre lo sguardo dietro le spalle, non voglio dimenticare cosa ho sbagliato, cosa ho scampato, a cosa ho rinunciato-
Noi siamo quello che abbiamo vissuto, la conseguenza della vita che abbiamo scelto prima di oggi. L'oggi è figlio di ieri.
Libra è sempre stata orfana di un passato, tesa a vivere nel presente, senza pensare, cicaleggiando.
Ma la vita è bastarda e prima o poi ti presenta il conto.
Così Libra si è trovata con una rete troppo fragile per resistere alla somma delle esperienze non elaborate ed è caduta giù, in fondo. In quella terra di nessuno in cui nessuno può arrivare e nessuno ti può tendere una mano.
Libra non ragiona. Si scaglia sulle persone, urla, si taglia, impreca contro il mondo. Non si lava, piange di quei pianti inconsolabili e se le chiedi perchè lei non ti sa spiegare.
Ripete è tutto inutile. Il suo segreto resta dietro le sbarre fredde della sua mente strapazzata.
In una scomoda e malata chiaroveggenza lei parla ad intelocutori immaginari e annaspa nella vischiosità delle sue ossessioni.
Io, gli amici, non sappiamo più cosa fare.
La scelta, ora, è solo di sua madre; una donna che non ha mai avuto la mia stima ma che, adesso, umanamente mi strazia l'anima.
E sua madre quella scelta non la vuole ancora fare.
Mentre io temo che non ci sia più spazio per un ancora.

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{ domenica, 20 settembre 2009 }

Dei lìmiti

Sono materia viva.
Vivo e mi scortico appena vengo a contatto con gli altri.
La verità -come m'ha scritto Moka, l'altro giorno- è che la gente non ha quasi mai niente da dire, ancor meno da dare.
La verità è che questa gente non parla di emozioni, sesso, fotografie, libri. Parla di te che parli di emozioni, sesso, fotografie, libri.
Il mondo gioca di rimessa; persone su persone che si affaccendano a ributtare indietro le palle di coloro che hanno il coraggio di cominciare a giocare.
Io prendo posizione, oscillando vertiginosamente tra il bianco ed il nero in cui vivo, incapace di indifferenza, incapace di languire nel brodo tiepido del grigio.
E sono pure intollerante, l'ho sempre detto.
Strepito, impreco, scuoto forte la testa, sono un'idealista, infantile, come quasi tutti gli idealisti.
Mi ammalo di stupide e fastidiose malattie di origine psicosomatica. Gastrite, duodenite, esofagite, ulcera. Perchè penso penso penso.
Cerco sguardi complici e scopro pupille da rettilario.
Arrivo stremata alla fine di ogni conoscenza, quando credo di esserne all'inizio. Guardo le mie mani e trovo solo le mie mani.
Fondamentalmente ho la nausea. E non è una metafora.
Così cerco di prendere le distanze dal circostante leggendo un libro, guardando film, facendo qualche passeggiata, scattando foto, potanto il limone anche se non è tempo di potatura.
E poi oggi c'è questo cielo cupo da entrambe le direzioni, est-ovest-, e non c'è verso di bucarlo, nemmeno con l'immaginazione.
Come quando si chiude il sipario tra due atti e nella scena seguente sai che muteranno alcuni dettagli –non si sa bene quali–
Anche se tutto sembrerà identico in realtà peserà un’atmosfera differente.

 


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{ mercoledì, 16 settembre 2009 }

Nolite mittere margaritas ante porcos

Questi giorni di pioggia mi servivano per compensare l'arsura che provo.
La sensazione dell'autunno che incombe è inspiegabile per chi non la ama.
Pioggia costante e bruma che sale dai campi, erba bagnata, cani coll'impermeabile, scie d'ombrelli che si sfiorano.
Ecco, questa sensazione non ha sbavature; è perfetta, nitida, pulita come la terra brulla che s'impregna d'acqua e imperiosa come i tuoni che fanno tremare i vetri.
Io sono in balìa di un pensiero circolare.
Sto pensando a quanto valga la pena scacciare col forcone l'istinto privilegiando -a fatica- la ragionevolezza.
Sto pensando che quando mi dico Cris, prova ad andare oltre, non c'è nessun oltre dove andare. Assenza.
Confusamente condizionata dalle circostanze, dall'apparenza scambiata per sostanza.
Mica facile riconoscerla, perchè il tempo non è mai abbastanza quando si cerca una risposta.
Sto pensando che quando mi dico Cris, non essere così pesante, non c'è altro modo autentico in cui io possa essere.
Essere pesanti vuol dire avere un sistema di regole che governa il mondo e cercare di rispettarle quanto più ti è possibile. Colpevolizzandosi per il tono, la ruvidezza, la trasgressione, le cadute di stile eventuali.
E poi, essere coerenti. Quel minimo che ti basti a rispettare la parola data e a non blaterare parole leggere come una tiepida scoreggia.
Insomma, arrivata a sera mi sento molto stanca, ma, soprattutto, capisco che ho perso un sacco di tempo.
Perle ai porci.
Perle ai porci.


«Hanno un bell'essere stupide le parole dello sventato: esse, a volte, sono sufficienti per confondere l'intelligente» [Nikolaj Gogol]


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{ sabato, 12 settembre 2009 }

Delle rivelazioni

Io non sono indifferente a niente.
Per questo (r)esisto.


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{ martedì, 08 settembre 2009 }

Dell'anossìa

Ciò che dovrei fare lo rimando.
Mi occupo dei dettagli, della cornice ai giorni. Nessun seme spinto a fondo nel terreno, niente terra sotto le unghie.
Questa muffa che intorpidisce i movimenti, questa paura delle conseguenze che pota i rami.
Mi manca. Vorrei sapere oltre. Andare oltre, scegliere una via che m'allontani dalla periferia dei pensieri che non mi vengono dedicati. Perchè? Dimmelo.
Chiudere gli occhi e lasciarmi accompagnare, senza valigia ma con tutto l'essenziale per arrivare dove è giusto che stia.
A certa bellezza non serve educarsi. Basta che si riveli.

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{ lunedì, 31 agosto 2009 }

Degli smarrimenti

A me che riesco a nominare l'essenza delle cose e non la loro assenza.
A me che l'orgoglio mi tappa la bocca e dallo spiraglio entrano spifferi e suoni lontani.
A me fa male tutto perchè niente diventa innocuo, col tempo.
Nemmeno scoprire che un amico s'è sposato, che le persone vivono e camminano lungo paesaggi che cambiano quando tu non cambi mai - e se cambi nessuno te lo viene a dire perchè a nessuno forse importa  e se importa tu non lo sai -.
Per me che mi si spezza il respiro davanti ad un bronzo fuso di Rabarama perché quei solchi lungo i corpi e la postura di quegli arti parlano a voce alta con un linguaggio universale. Per me che sto così e non lo dico né lo spiego.
Per me che come si fa non l'ho mai imparato e che la felicità di una coppia è data dalla somma delle individuali felicità.
Per me che il ricordo è una coperta gelata e il futuro dipende da una strategia che non so imparare.
Ecco.
A me. Per me.
Nessuno sguardo arriva dove deve arrivare.

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"I giorni e le notti suonano in questi miei nervi d'arpa. Vivo di questa gioia malata d'universo e soffro per non saperla accendere nelle mie parole"
● Giuseppe Ungaretti

Che poi, la mia vita si riassume nella ricerca del piacere, nel suo timore e, soprattutto, nell'insoddisfazione degli intervalli. Il problema, spesso, è la durata dell'intervallo.
● Cris ©



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Assolutamente emotiva
Decisamente testarda
Tendenzialmente curiosa
Volutamente egocentrica
Puntualmente beffarda
Essenzialmente sensibile
Lunaticamente mutevole
Imponderabilmente fatalista
Compulsivamente precisa
Sinistramente vendicativa
Discretamente colta
Intenzionalmente ermetica
Sfacciatamente accidiosa
Evidentemente permalosa
Sibillinamente allusiva
Insospettabilmente timida
Verbalmente asciutta
Ombrosamente sorridente
Intrigantemente feticista
Eticamente corretta
Cerebralmente competitiva
Spinosamente polemica
Godibilmente ironica
Gioiosamente seduttiva
Sostanzialmente selettiva
Fastidiosamente orgogliosa
Fisicamente morbida
Spudoratamente lasciva
Concretamente affidabile
Intimamente densa
Preoccupantemente selvatica
Occasionalmente scrittrice
Visceralmente appassionata
Perfettamente vulnerabile

[Cris]©





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Ambre Fetiche - Annick Goutal



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Crisalide.Inversa's items Gli scatti di CrisalideInversa©


r e m e d e r i v e _ o c c a s i o n a l i u b i k i n d r e d p a s s a g g i _ s e g r e t i
b a r o n  _ d' _ e l b i a n c a f u m b l i n d o g h e l a d o s
l a i d i s m a l e _ d i _ m i e l e d u e _ n o v e m b r e e c c e m a r c o
s u r l y _ c u r l y f a t b o y i p p o c a m p o m a l e _ d i _ m i e l e
e l o s d a v i d e _ m a n r a e l _ i s _ r e a l d i a n t h u s
c a l m a l o s t _ c a u s e g e r t i c o n c r e t e z z a
b l u _ m o s q u i t o c r i m i l d a v o l a m i _ a d d o s s o s h i r a s a y a
p i s t a ! q u e s t i _ a m a n t i A N T O N Y r o b e r t o _ t o s s a n i
s e m p r e _ p r e s e n t e . l a _ m o r t e _ n o n _ é _ n i e n t e I v a n l i g h t s w a n n
g h i a n d a t r i s t a n o v i r i d i a n _ w o r d s m i l a n e s i n a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Montale... tutto ● viaggiare, ovunque, purchè non sola ● il mio gatto che fa le fusa ● i miei pochissimi Amici ● l'opera omnia di J.S.Bach ● le giornate di sole in inverno ● guidare la macchina quando la senti rispondere docilmente e scivolare sicura incollata alla strada ● i Sonetti di William Shakespeare ● i profumatissimi saponi provenzali ● innamorarmi ● Jack Nicholson ● Someone to watch over me di George Gershwin ● scrivere ● il suono della viola ● nuotare ● la conversazione fra Bilbo Baggins e il drago Smaug nello Hobbit di Tolkien ● dormire fino a tardi la mattina ● quello che riesci a leggere negli occhi di un uomo che sta per baciarti ● le colline senesi ● essere stupita ● mangiare con le mani ● I Soliti Sospetti di Bryan Singer ● l'odore del cuoio ● Berlino ● il pinzimonio ● le simmetrie ● il Gewurztraminer alsaziano ● La Divina Commedia di Dante Alighieri ● il sushi ● i tatuaggi che ho voluto sul mio corpo ● il sesso ● Ghirardelli square e il Golden gate a San Francisco ● ricevere una telefonata da qualcuno che non sentivo da troppo tempo ● l'arte di Rabarama ● Fingendo la poesia dei Marlene Kuntz ● essere curiosa ● il radicchio trevigiano ● i Depeche Mode ● il thé all'inglese ● Harry ti presento Sally di Rob Reiner ● una serata di chiacchiere ● leggere un libro in una notte ● l'Isfahan ai piedi del mio letto ● la spremuta di pompelmo ● le albicocche ● i giochi di sguardi ● L'idiota di Fedor Dostoevskij ● Essaouira quando il sole si tuffa nel mare ● la birra doppio malto ● raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissata ● Wislawa Szymborska [da prima che vincesse il Nobel] ● le notti bianche ● catturare un'emozione e trattenerla ● i risotti ● Un amore di Swann di Marcel Proust ● fugare i sensi di colpa ● Harrods a Londra ● l'ikebana ● l'espressività del volto di Claire Forlani ● i cannoli allo zabajone ● gli abiti estivi di lino ● il profilo delle Alpi nelle giornate terse ● tornare a casa dopo tanto che manco ● Tori Amos ad una manciata di metri da me che suona il piano ● l'abbazia di Santa Giustina ● il profumo dei fiori di tiglio in giugno ● il cioccolato fondente all'80% ● Caruso Pascosky di padre polacco di Francesco Nuti ● Mantova ● vendicarmi ● gli stivali di Cesare Paciotti ● l’odore dell’erba appena tagliata ● il genio surreale di Renè Magritte ● la maestosità del Grand Canyon ● il Cosmopolitan ● andare a teatro ● Wile E. 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Ex voto

Accade
che le affinitá d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontá di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontá dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

[Eugenio Montale]







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Quanto ai testi, quella è roba mia. Sono però abituata a vederla sparsa in giro per il web e sapete che c'è? Ne sorrido. Gli epigoni mi fanno questo effetto.

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